Forum Alternativo Mondiale dell'Acqua

La finanziarizzazione dell’acqua.
Scheda preparata da CRBM in occasione dell’incontro Europeo “For the construction of the European Network of Water Commons”
Napoli, 10-11 dicembre 2011
a cura di Antonio Tricarico, Caterina Amicucci

Questa nota è basata sulla discussione che si è svolta nell’ambito della conferenza “Finanziarizzazione delle risorse naturali” organizzata dal cross-netowork Europeo sulla Crisi finanziaria, lo scorso 28 e 29 ottobre 2011 a Parigi.
Per maggiori informazioni: atricarico@crbm.org, camicucci@crbm.org

Finanziarizzazione delle risorse naturali.

Viviamo nell’epoca del capitalismo finanziaro dove scambiare denaro, rischi ed altri prodotti associati è molto più vantaggioso ai fini dell’accumulazione di capitale, che commerciare beni e servizi. Questo, in breve, ciò che viene comunemente definito “Finanziarizzazione dell’Economia”.
Oggi tutti i campi della vita (la casa, le pensioni, la scuola) sono mediati dai mercati finanziari e non solo dal mercato. La finanziarizzazione è molto di più che la semplice evoluzione della mercificazione. Essa riduce tutto il valore scambiato – sia esso tangibile, intangibile, presente o futuro, un servizio o un bene – in uno strumento finanziario trasferibile o in un suo derivato.
La finanziarizzazione trasforma il funzionamento dei sistemi economici operando su tre differenti livelli: la struttura e le operazioni dei mercati finanziari, l’approccio delle coorporation non finanziarie, le politiche economiche.

La finanziarizzazione sta oggi penetrando tutti i beni primari (commodities) e si sta espandendo dai sistemi riproduttivi (pensioni, salute, educazione, abitare) alla gestione delle risorse naturali. Come la privatizzazione dei servizi pubblici ha spianato la strada alla finanziarizzazione dell’economia, la mercificazione dei beni naturali è il punto di partenza per la finanziarizzazione delle risorse naturali.
Inoltre negli ultimi anni è cresciuta la competizione globale per il controllo e la gestione delle risorse naturali, non solo a causa della rapida industrializzazione e trasformazione dell’economie emergenti ed il relativo aumento dei consumi, ma anche perchè le nuove dinamiche geopolitiche pongono al centro il controllo delle risorse come strumento per imprimere una direzione ai mercati, alle relazioni politiche, al dominio economico.
Questo “turbo-capitalismo” applicato alle risorse naturali comporta serie implicazioni perchè non solo promuove la mercificazione della natura e dei beni comuni, ma consegna il loro controllo nelle mani dei mercati finanziari per gli anni a venire, incardinando la loro gestione nella struttura futura dei mercati stessi. In questo modo i mercati finanziari risolvono sia il problema di dove investire l’enorme liquidità privata oggi circolante, sia quello di generare nuove forme di accumulazione di capitale.
Collocare in maniera sistemica i beni comuni nell’alveo finanziario, associato agli esistenti accordi di liberalizzazione del commercio e degli investimenti, produrrà un sitema legale di lungo termine che ridurrà drasticamente lo spazio politico dei movimenti sociali che rivendicano i beni comuni come base di un nuovo paradigma.

L’acqua è ancora oggi la risorsa meno finanziata rispetto al petrolio, la terra, il cibo ed altre materie prime. Se il processo di privatizzazione dell’acqua è in stato avanzato, quello di mercificazione inizia oggi ad essere concettualizzato e promosso dalle èlite economiche e speculative. Per questo la battaglia contro la privatizzazione dell’acqua è centrale per rafforzare la lotta contro la finanziarizazione di tutte le risorse naturali, anche in virtù del legame profondo che unisce l’acqua ed altre risorse quali il cibo, la terra e l’energia.
La finanziarizzazione dell’acqua sta avvenendo in tre modalità distinte.

La finanziarizzazione dei gestori del servizio idrico

Vi è una crescente tendenza di tutte le corporation a realizzare profitti tramite i mercati finanziari, alcune volte anche maggiori degli utili derivanti dall’ attività primaria, ovvero i ricavi dalla vendita del prodotto/servizio. Questo vale anche per le società di gestione del servizio idrico ed è possibile grazie ai prodotti che i mercati finanziari mettono a disposizione. Titoli strutturati che includono derivati, assicurazioni, scommesse e che trasformano la raccolta di liquidità in un potenziale guadagno. Ciò è particolarmente vero per alcuni casi di gestione pubblico-privata che non producono utili significativi e sono a corto di liquidità. Le società ricorrono all’indebitamento per garantire la distribuzione dei dividendi agli azionisti. L’emissione dei prodotti finanziari è fonte di introito per le banche che strutturano le operazioni. Prendendo ad esempio una società italiana, Hera, essa distribuisce quasi il 100% degli utili agli azionisti. Per mantenere costante il livello dei dividendi, Hera ha spesso fatto ricorso al debito emettendo una serie di obbligazioni sofisticate (put bond, extendable put bond, put bond resettable step‐up, bond in yen giapponesi, ecc..). Il ricorso alla finanza “creativa” non ha però portato ai risultati sperati, Hera Spa paga oggi interessi superiori a quelli bancari. Queste sofisticate strategie finanziarie che impegnano le società con il mercato finanzario nel medio lungo termine, rappresentano un ulteriore ostacolo ai processi di ripublicizzazione.

La finanziarizzazione delle infrastrutture idriche

Il finanziamento delle infrastrutture sta attraendo sempre più l’interesse di attori finanziari speculativi come hedge funds e private equity, che hanno già acquisito un ruolo centrale nel settore a livello globale. Le infrastrutture idriche e idrolettriche sono sempre più bersaglio di tali fondi così come le infrastrutture energetiche. Solo un dato di riferimento: tra il 2002 ed il 2007 il settore privato ha investito in infrastrutture nei paesi in via di sviluppo 603 miliardi di dollari a fronte dei 64,6 miliardi della Cina e dei 72,9 miliardi erogati attraverso i programmi di assistenza esterna dai 33 paesi dell’OCSE. Possiamo considerare questa dinamica una terza “era” delle partnership pubblico-private che segue la svendita del patrimonio pubblico e la creazione dello strumento PPP (partnership pubblico private) per sostenere il business delle imprese private.
In questa terza fase il mercato si organizza per finanziare infrastrutture che servono interessi privati. Due esempi sul fronte italiano e internazionale. Il fondo italiano di Private Equity F2I che ha rilevato il 40% di Mediterranea delle acqua società del Gruppo IREN, nata dalla fusione dei tre principali gestori del servizio idrico dell’ATO genovese.
Il controverso progetto della diga di Bujagali, alle sorgenti del Nilo in Uganda contro il quale le comunità locali si battono da 15 anni, finanziato oltre che dalla Banca Mondiale e dalla Banca Europea per gli investimenti, dall’hedge fund Blackstone

La finaziarizzazione dell’acqua

Si tratta dell’imminente futuro se la rotta non verrà invertita, ovvero nella trasformazione dell’acqua in una commodity commercializzabile attraverso un sistema di vendita globale di diritti di sfruttamento. In alcuni stati americani, in Cile, in Sud Africa, in Australia ed alle Canarie questo sistema è già vigente ed altri paesi stanno considerando l’introduzione di questo modello. In Cile durante la dittatura di Pinochet fu approvato il “codigo de agua”, una legge tutt’oggi in vigore che ha privatizzato in maniera totale l’acqua ed il suo utilizzo. In Cile è possibile acquistare e vendere diversi tipi di diritti sull’acqua: idroelettrico, potabile, agricolo, ecc. I diritti sull’acqua sono indipendenti dalla proprietà della terra, ovvero lungo un fiume l’acqua ha un proprietario, e la terra ne ha un altro. Essi possono avere durata illimitata o temporanea.
Se questo sistema fosse adottato a livello globale si verrebbe a creare una vera e propria borsa dell’acqua dove sarebbe possibile comprare e vendere i diritti di sfruttamento, così come già avviene con le materie prima e con i crediti di carbonio. Chi ha un surplus di acqua o chi ha precedentemente acquisito a fini speculativi i diritti di un fiume, una falda o un lago potrebbe rivenderli a chi ha un deficit idrico. Possedere una certa quantità d’acqua significherebbe avere un’asset finanziario in grado di generare una rendita. Sarebbe inoltre possibile strutturare sull’acqua tutti prodotti finanziari derivati. Un economista di Citigroup ha recentemente affermato” Mi aguguro di vedere un mercato globale integrato dell’acqua in 25-30 anno. Quando i mercati dell’acqua saraanno integrati sarà possibile aprire il mercato dei dei derivati e seguiranno altri strumenti finanziari legati all’acqua. Ci saranno diversi tipi di acqua esattamente come oggi abbiamo il petrolio grezzo o raffinato. L’acqua, come classe di asset, secondo me diverrà la più importante commodity fisica surclassando petrolio, rame, prodotti agricoli e metalli preziosi:
Questo approccio va molto al di là degli attuali processi di privatizzazione dei servizi idrici e produrrà un aumento significativo di “produzione” di acqua dolce attraverso desalinizzatori e depuratori ed implicherà lo sviluppo di infrastrutture per lo stoccaggio, il trasporto ed il collegamento tra diversi bacini.

La finanziarizzazione dell’acqua è in linea con il paradigma della gestione “efficiente” delle risorse e la dottrina della”water-efficient Europe”, promossa dalla Commissione Europea nel suo “Blueprint of Europe’s Water” , dove per efficienza si intende il livello ottimale di rendita dell’investimento. Ovvero un ritorno economico che la finanza riesce ancora a garantire mentre a i profitti derivanti dall’economia produttiva sono in declino. “Dare valore all’acqua” è stato infatti il principale punto di discussione alla conferenza europea sul futuro dell’acqua in Europa che si è svolta a Budapest lo scorso maggio in occasione della presidenza ungherese

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